Asseverazione: come asseverare una traduzione

Cos’è l’ asseverazione

Asseverare deriva dal latino “severus” e significa affermare con decisione e sicurezza. Si definisce asseverato ciò che viene espresso con una dichiarazione esplicita di verità o esattezza. Per quanto riguarda le traduzioni, asseverare una traduzione significa garantire formalmente che il testo tradotto corrisponda in modo preciso al testo originale e ne comprenda tutte le parti.

Asseverazione traduzione milano

Traduzione asseverata

In Italia “traduzione asseverata” è sinonimo di traduzione giurata. Il traduttore giura infatti davanti a un cancelliere o a un notaio, pronunciando la formula di rito. In altri Paesi in cui esiste un albo professionale dei traduttori, è sufficiente che il traduttore giurato apponga il proprio timbro e firma sul documento tradotto. Negli Stati Uniti sono le associazioni di categoria che fanno le veci degli albi professionali e la traduzione può essere giurata autonomamente da un traduttore certificato ad esempio dall’American Translators Association.

In Italia, dal punto di vista giuridico, le traduzioni vengono assimilate alle perizie e la loro asseverazione è disciplinata dal R.D. n. 1366 del 09/10/1922, la cui validità è stata confermata dal D.Lgs. n. 179 del  01/12/2009.

Il decreto in oggetto, che attribuisce la competenza delle asseverazioni al cancelliere di un ufficiale giudiziario, afferma che “gli atti notori e i verbali di giuramento di perizia stragiudiziali sono ricevuti dal cancelliere, eccettuati i casi nei quali le disposizioni in vigore riecheggiano che l’atto notorio sia formato davanti al magistrato”.

Secondo l’art. 70 della legge n. 89  del 16 febbraio 1913 sull’ordinamento del notariato e degli archivi notarili, anche i notai possono asseverare (Atti che il Notaio può rilasciare alle parti  in originale  che vengono tenuti solo a Repertorio).

In cosa consiste l’asseverazione di una traduzione

L’asseverazione di un documento tradotto consiste nel giurare davanti al cancelliere di un ufficio giudiziario di avere eseguito una traduzione fedele e corretta del testo originale  al solo scopo di far conoscere la verità. Prestando il giuramento davanti al cancelliere, chi traduce si assume la responsabilità civile e penale del proprio operato e dell’eventuale falsa dichiarazione a un pubblico ufficiale che, in caso di dolo, costituisce un reato previsto dall’articolo 483 del Codice Penale (falso ideologico). La responsabilità del traduttore non riguarda ovviamente la veridicità di quanto riportato nel testo originale.

L’asseverazione è necessaria per i documenti tradotti che devono avere valore legale ed essere presentati presso uffici pubblici in Italia o all’estero. Vanno asseverati ad esempio documenti personali quali titoli di studio, certificati anagrafici, sentenze di divorzio o documenti societari quali bilanci di consociate estere da depositare presso il Registro delle imprese, eventuali documenti redatti in lingua straniera da allegare ad atti notarili, procure societarie o documenti da esibire in giudizio.

Come presentare il testo per l’asseverazione

Per l’asseverazione il traduttore deve presentare il testo originale, la traduzione e il verbale di asseverazione che vengono spillati insieme in un unico fascicolo.

Il testo originale non deve essere necessariamente il documento originale e, a seconda dei casi, può essere sufficiente una copia autenticata o semplice.

E all’estero?

Inoltre, se il documento deve essere presentato all’estero, può essere necessaria la legalizzazione della firma del cancelliere o del notaio che ha ricevuto il giuramento. La legalizzazione viene definita come “l’attestazione ufficiale della legale qualità di chi ha apposto la propria firma sopra atti, certificati, copie ed estratti, nonché dell’autenticità della firma stessa” (art. 1, comma 1, lettera l del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445, come sostituito dall’art. 1, comma 1 del  D.P.R. 7 aprile 2003, n. 137).

La procedura successiva all’asseverazione va decisa in base al paese in cui deve essere presentato il documento asseverato e alla natura dello stesso. Se il paese estero non fa parte dell’Unione europea e ha aderito alla Convenzione dell’Aja, invece della legalizzazione diplomatica o consolare degli atti pubblici esteri, la firma in oggetto viene legalizzata mediante l’apposizione dell’Apostille.

Anche in questo caso,  non si certifica l’autenticità del contenuto dell’atto legalizzato(oapostillato) ma della sola firma.

Legalizzazione e apostille si applicano solo agli atti pubblici ovvero ai documenti che sono redatti, “con le richieste formalità da un notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato ad attribuirgli pubblica fede nel luogo dove l’atto è formato” (art. 26 99 c.c.).

Secondo la Convenzione dell’Aja del 5 ottobre 1961, ratificata con la legge del 20 dicembre 1966, n. 1253, entrata in vigore in Italia l’11 febbraio 1978, sono considerati pubblici “a) i documenti emananti da un’autorità o da un funzionario sottoposto ad una giurisdizione dello Stato, compresi quelli che emanano dal Ministero pubblico, da un cancelliere o da un usciere di giustizia; b) i documenti amministrativi; c) gli atti notarili; d) le dichiarazioni ufficiali, quali menzioni di registrazione, visti per data certa e certificati di firma, posti su un atto privato”. Lo strumento di ratifica depositato dal Governo Italiano stabilisce inoltre che per il rilascio dell’apostille siano competenti “i procuratori della Repubblica per gli atti giudiziari, dello stato civile e notarile, e per tutti gli altri atti amministrativi previsti dalla convenzione i prefetti territorialmente competenti per la Valle d’Aosta il presidente della regione e per le provincie di Trento e Bolzano il commissario di Governo”. 

Per quanto riguarda invece i paesi membri dell’Unione Europea, va considerato il Regolamento (UE) 2016/1191, applicato interamente a partire dal 16 febbraio 2019. Tale Regolamento che si propone di favorire la libera circolazione dei cittadini semplificando i requisiti per la presentazione di alcuni documenti pubblici nell’UE, abolisce l’obbligo dell’apostille per alcuni documenti pubblici e limita le formalità riguardanti le copie autentiche e le traduzioni.

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