La lingua e la traduzione come veicolo di inclusività

LA FESTA DELLA DONNA E L’IMPORTANZA DEL LINGUAGGIO INCLUSIVO

Sempre più spesso ormai si sente parlare di “inclusività”, sul posto di lavoro, nella società in genere e anche nel linguaggio. Ma cosa significa adottare un linguaggio inclusivo? Quali sono le possibili soluzioni e soprattutto ci soffermiamo mai a pensare come la nostra lingua rifletta una cultura che ha ancora molta strada da fare in termini di parità di genere?

In occasione della festa donna, vorremmo condividere con voi la nostra analisi e riflessione sull’argomento.

Sebbene il genere neutro fosse un retaggio del latino, da cui la nostra lingua deriva, l’italiano ha mantenuto solo due generi grammaticali: il maschile e il femminile. Per comodità e convenzione linguistica, è il maschile a diventare “sovraesteso”, cioè acquisisce le caratteristiche del neutro quando ci si riferisce a un audience generico. Il risultato è un linguaggio che cela una mancanza di precisione, ma anche una discriminazione nei confronti delle persone di genere femminile. Negli ultimi anni però, alcune proposte per un linguaggio più inclusivo e per un’attenzione maggiore alla parità di genere stanno prendendo sempre più piede anche in Italia.

L’uso del linguaggio come palestra

Il linguaggio è un campo fertile per mettere in pratica una maggiore inclusività e la traduzione è un’ottima palestra. L’italiano è una lingua molto ricca e ci sono tanti modi per evitare il maschile sovraesteso.

Le perifrasi che non richiedono un elemento indicativo di genere, l’uso di sinonimi o anche semplicemente una modifica strutturale della frase sono le soluzioni più comuni. Spesso gli aggettivi sono elementi problematici perché vanno accordati con il genere del sostantivo che accompagnano.

L’uso dell’impersonale e le forme passive, se non abusate, possono essere una soluzione interessante.

Se si indica un certo numero di persone, si può tentare di adottare dei nomi collettivi, oppure dei sostantivi generici. Per il concetto di “significant other” o di coppia è spesso difficile non connotare il termine scelto a livello sessuale. “Coniuge” o “partner” sono buone soluzioni per aggirare il problema.

L’uso dei femminili professionali è un altro tema molto interessante da analizzare per capire a che punto siamo a livello di inclusività nel linguaggio.

Anche nel mondo della politica, soprattutto con Laura Boldrini, si è dedicata un’attenzione sempre crescente a questo tema, con l’introduzione di termini come “ministra”, “sindaca”, “avvocata”.

La rigidità nei confronti dell’adozione di questi termini non è legata a motivazioni grammaticali, ma a motivazioni d’uso. Sono termini che non sono entrati nell’uso comune semplicemente perché riconducibili ad ambiti in cui la presenza femminile era rara, se non inesistente: politica, amministrazione, ma anche edilizia, giurisprudenza.

Spesso, le professioniste stesse sono restie all’uso del femminile della loro professione, a volte perché percepito come svilente. Interessante pensare come ci sia una percezione “meno alta” di una determinata carica se coniugata al femminile, che non è certo legata agli usi grammaticali ma piuttosto al senso comune.

Anche il mondo della traduzione non è di certo immune alle differenziazioni di genere, che spesso possono portare a risultati poco desiderabili e a volte discriminatori.

Traduttori e traduttrici: inclusività

Il termine “Traduttori”, ad esempio, è un ombrello che include l’intera categoria di professionisti, a prescindere dal loro genere. La mancanza di un genere neutro se applicato all’intelligenza artificiale può portare a problematiche anche a livello lavorativo. Nell’aprile 2020 una traduttrice ha segnalato su Twitter che usare traducteur come parola chiave su Linkedin escludeva dai risultati i profili di traductrice. Il problema sembra essere stato risolto, ma chissà quante donne hanno perso delle opportunità di lavoro a causa di un’IA addestrata a considerare il maschile come il neutro.

Togliere l’abitudine, aumentare l’inclusività

Il linguaggio inclusivo è uno strumento importante e potente per rendere un testo il più possibile adatto alla vasta maggioranza delle persone che lo leggono. Spesso è questione di abitudine. Se si pensa all’audience a cui ci si rivolge e a quanto sia potenzialmente variegato, è facile capire quanto sia importante iniziare a vedere e descrivere non solo il bianco e il nero, ma anche le sfumature. È con questi spunti di riflessione che Akab augura a tutte le donne un buon 8 Marzo.

 

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